Chi ha viaggiato in Oriente conosce le chaikhanà, quelle casupole (a volte un semplice tetto di paglia sorretto da quattro pali) che sorgono un po’ ovunque, al centro dei villaggi, lungo i sentieri, ai crocicchi delle strade: sono i luoghi dove la gente si ferma per riposare, ripararsi dal caldo e dal freddo, incontrarsi, raccogliere informazioni.
Sono le case del tè e di solito oltre al chai vi si offrono pane, biscotti, a volte samosa e pakora, uova sode, yogurt e panir, l’essenziale per rifocillarsi durante il viaggio e riprendere le forze.
Per la gente del luogo, questi posti sono principalmente punti di incontro e di scambio: qualsiasi problema riguardi la comunità (dall’interno o dall’esterno) viene affrontato e risolto in queste sedi; se ci sono novità importanti, qui vengono portate e di qui diffuse affinché tutti ne abbiano parte. Lo straniero che arriva si presenta nella chaikhanà dove, di fronte a una tazza fumante di chai, viene accolto dagli anziani e troverà ascolto alle sue richieste.
La chaikhanà, quindi, rappresenta per noi l’ambito proprio della sosta lungo il cammino e diventa il luogo dell’ascolto, ovvero dell’esercizio della consapevolezza interiore e del dialogo con gli altri, che sono le basi non solo della democrazia, ma anche del mantenimento dello stato di pace tra le persone e tra i popoli.
Il fatto di avere scelto, per la nostra associazione, un nome orientale racconta la storia di un importante «viaggio» in Oriente che l’Occidente sta affrontando da un paio di secoli e sta a indicare una sorta di priorità culturale e simbolica del nostro progetto: si dice, infatti, che quando la «via della seta» è aperta – e gli scambi tra Europa e Asia sono fiorenti – c’è pace nel mondo; quando questa via si chiude, viene il tempo della guerra.
La casa dell’ascolto
. yoga . meditazione . rapporti tra oriente e occidente .
