Tornati appena ora dal Trekking Yoga nella zona di Sorano, Sovana, Pitigliano. La voglia di esprimere qualcosa di questa esperienza subito, a caldo.
Analogamente, abbiamo meditato sul respiro come “primo” mantra, ascoltando il suono «io sono» (i-o-so-no) vibrare e prendere vita nel soffio di vita. Nel corso della meditazione, emergeva la percezione che la nostra vita non sia altro che un’inspirazione e un’espirazione durante le quali abbiamo il tempo, l’occasione, di pronunciare questo misterioso «io sono», ovvero di intonare la nostra ardua consapevolezza dell’essere. Poi l’Essere continua – nuove respirazioni, altre vite –, mentre l’io finisce. Dire consapevolmente «io-sono» significa fare contatto con l’altrettanto vero e presente «io-non-sono». Proprio come nella parola consapevole vibra sempre il silenzio. La nostra mente intona il mantra, ma poi è il mantra che intona la nostra mente. Noi stabilizziamo l’energia, poi è l’energia che si occupa di noi. La mente è contenuta e creata dal corpo, proprio come il corpo è contenuto e creato dalla mente. Al fondo di tutto questo, solo un canto di pace: «shalom aleikhem», venite in pace, angeli della pace, e portateci pace.

Marzo 11, 2008 at 8:45 am
due parole subito subito, a caldo come scrive Paolo. è giunta la nostalgia. di tutto, anche di quei passaggi apparentemente difficili da percorrere, ma che poi si superano. ecco, questo è il pensiero che più di ogni altro mi percorre la mente…i tratti difficili si superano e sono comunque necessari per andare avanti, per raggiungere la pianura: esiste sempre una parete dove appoggiarsi e una mano amica, una bella risata ed il terreno diventa di nuovo pianeggiante. desidero che questa idea diventi il mio mantra. il mio personale messaggio con cui procedere. un caro abbraccio ai miei compagni di viaggio. un abbraccio un po’ più forte al mio maestro.
carletta
Marzo 11, 2008 at 9:03 am
Sì, credo che il mantra rappresenti ed esprima prima di tutto una esigenza interiore, un identificato bisogno dell’anima.
Saperli ascoltare… questi bisogni! e dargli voce, fiato, canto.
Ricambio l’abbraccio di affetto.
Paolo